La nave dei folli

Un visione personale di Rino Coppola sullo stage di Cantalupa. Buona lettura!

L’estate sta finendo, ultimi giorni di libertà per gli insegnanti prima dell’assalto di studenti, bidelli, genitori, registri…
Ma un manipolo di pazzi decide di impiegare quest’ultimo refolo di ossigeno, queste ore di possibili consolanti “martini e stuzzichini”, incontrandosi in ritiro in un’amena località che risponde al nome di Cantalupa.
Hanno così anticipato l’inizio dell’anno scolastico tirando fuori penne e quaderni per prendere appunti ascoltandosi tra insegnanti.
Li hanno pagati profumatamente?
Li hanno costretti i Dirigenti?
Era una copertura per ingannare mogli o mariti?
No.
La risposta è sorprendente: si sono “dopati”.
Vi sembrerà poco decoroso, disdicevole o sconveniente, ma costoro, ora dopo ora, relazione dopo relazione, slide dopo slide… sorridevano sempre più, si guardavano complici, annotavano idee e progetti rubati ad altri, trovavano conferme per intuizioni avute e dimenticate, scoprivano come raggiungere un obiettivo con una via più corta…
E allora era tutto uno scambiarsi furtivo di e-mail, un annotarsi di numeri cellulari, un accaparrarsi di libretti e relazioni…
Il clima era tale che i concetti espressi dai relatori (tutti bravissimi) suonavano chiari e condivisibili, tanto che i pensieri più comuni, li leggevo facilmente dalle espressioni trasparenti, erano “Ecco! Proprio quello che dicevo!” oppure: “Perché non ci ho pensato io?”
Mentre ascoltavo Domenico Chiesa che ci portava a riflettere sulla sorprendente verità che gli studenti coetanei resteranno tali per tutta la vita (costringendoci a cogliere la forza che rappresenta un bagaglio esperienziale condiviso, ricco e interattivo, quasi un inconscio collettivo) e che l’insegnante li sopravanzerà sempre dello stesso numero di anni, pensavo “è vero! Quanta profondità in un concetto dall’apparenza banale”
Poi aggiungeva che i genitori sono coloro che danno il nome ai propri figli, ricordandoci simbolicamente la magia e l’eccezionalità dell’essere padre o madre.
Quando sono tornato a casa ho tentato di spiegare a mia moglie che i nostri allievi hanno tutti la stessa età e che noi abbiamo dato il nome a nostro figlio e sorridevo!
Lei mi ha accarezzato la mano a lungo, mi ha guardato con affetto, poi mi ha servito una tisana rilassante, inspiegabilmente preoccupata.
Non capiva!
BoschMa io sì, perché bisognava esserci e condividere e chi c’è stato lo sa.
Abbiamo raccolto una messe di suggestioni, consigli, suggerimenti, spunti, stimoli e quant’altro, ci siamo caricati di nuova energia, una sorta di spinta per cominciare il viaggio con facilità, per gonfiare le vele e staccarci dal molo e affrontare mesi e mesi di navigazione sperando che il Vento delle Buone Prassi, la Brezza della Laborialità, la Corrente dell’Inclusione ci spingano a lungo.
Incontreremo tempeste e avversità ma ancora ci sarà un dolce abbrivio ad accompagnare la nostra nave e gli equipaggi dei vascelli che incontreremo non potranno non notare una strana luce negli occhi di questi particolari marinai.
Buon viaggio al veliero della Casa degli Insegnanti, onore alla Nave dei Folli.

Share