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La Casa in “opera”: MIrra

La Casa degli Insegnanti
vi invita al concerto presso

Auditorium Vivaldi – Biblioteca Nazionale di Torino
Piazza Carlo Alberto, 3

lunedì 27 marzo h 17

Mirra

Opera da camera in un atto
Musica di Marco Emanuele

Libretto liberamente tratto da Mirra di Vittorio Alfieri

Personaggi e interpreti:
Mirra, soprano – Marina Degrassi
Cecri, soprano – Tatjana Korra
Pereo, controtenore – Angelo Galeano
Ciniro, basso – Giuseppe Gerardi

Direttore: Edoardo Narbona

Luciano Condina (flauto), Fabio Freisa (clarinetto), Martin Mayes (corno), Patrizia Giannone (chitarra), Stefanina Priotti (violino), Laura Culver (violoncello), Marlon Crispatzu (contrabbasso).

Si ringrazia per la collaborazione la classe IV A serale dell’Istituto Bodoni-Paravia

Locandina

Locandina con trama

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Concerto di Natale 2016

LA CASA DEGLI INSEGNANTI invita 

20 dicembre 2016, h 17.30

Le vitel étonné

Via S. Francesco da Paola, 4 – Torino

Concerto di Natale con il Trio Debonairaperitivo-in-musica debonair1

Marina Degrassi, soprano

Stefania Priotti, violino

Laura Culver, violoncello

Locandina

Programma

  • Loosin Ielav (canto tradizionale armeno), trascrizione di M. Emanuele
  • Benjamin Britten, A New Year Carol, trascrizione di M. Emanuele
  • Benjamin Britten, Antique, da Les illuminations, trascrizione di M. Emanuele
  • Marco Emanuele, Llámame ayer, testo di A. Linares
  • Marco Emanuele, Ah! che nel dirti addio, testo di P. Metastasio
  • Ernesto Halfftner, Ay que linda moça (Fado), trascrizione di M. Emanuele

Il Trio Debonair, composto da voce e due archi, nasce dalla collaborazione di musiciste di provenienza ed esperienza diverse.

Marina Degrassi si è diplomata in Canto lirico al Conservatorio Verdi di Torino, perfezionandosi poi con il soprano Tatjana Korra. Ha cantato come protagonista in opere di Rossini, Donizetti, Pergolesi, Mozart e in varie operette italiane. Il suo repertorio spazia dal Barocco alle canzoni napoletane, ai tanghi argentini.

Stefania Priotti, formatasi con Virgilio Brun e Massimo Marin, ha suonato con l’orchestra del Teatro Regio di Torino, Antidogma Musica e l’Accademia dei Solinghi; studiosa di musica medievale, suona la viella e la ribeca, collaborando con gruppi di musica antica, tra cui Clerici Vagantes, Contrapunctum, la Compagnia dell’Istituto Stanislao Cordero di Pamparato, gli Invaghiti; nel 2000 ha fondato Azimants Amors Veraia, ensemble specializzato nel repertorio dei Trovatori.

Laura Culver ha studiato musica, danza e teatro negli U.S.A., dedicandosi soprattutto al jazz. Collabora con vari gruppi teatrali e musicali, partecipa a rassegne e festival in Italia e all’estero. Ha inciso con diversi artisti jazz e nel 2010 è uscito il cd di canzoni napoletane in duo con Nuccio Siano.

Incontratesi per il racconto musicale di Marco Emanuele L’anno che uccisero Rosetta, basato sul romanzo di Alessandro Perissinotto e rappresentato al Teatro Erba per La Casa degli Insegnanti, le musiciste collaborano con l’attrice Francesca Vettori e con lo stesso compositore, che per loro ha scritto Frammenti di un discorso amoroso, eseguiti nel 2013 all’Istituto Avogadro per La Casa degli Insegnanti, al PAV (Parco arte vivente), al Circolo dei lettori e al circolo Maurice; Orlando, tratto dal romanzo di Virginia Woolf, rappresentato all’Auditorium Orpheus nel 2014 per La Casa degli Insegnanti; e Fedra, da Racine, eseguita nel 2015 per La Casa degli insegnanti e a Chieri per la rassegna Musica in corte.

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A proposito di Valutazione

Anche quest’anno La Casa Degli Insegnanti ha vissuto la propria Tre Giorni di ritiro professionale tra le montagne di Cantalupa dedicandosi al tema della Valutazione.
Abbiamo valutato che valutare rivaluta e valorizza, purché valutando si valuti l’azione del valutare e ci si prepari a valutare misurando e pesando gli strumenti di valutazione.
Troppo complicato?
Sì, valutare è complicato, ma è parte indissociabile e qualificante del nostro mestiere, un’azione irrinunciabile senza la quale resteremmo privi degli elementi per progettare e ripartire, e dovremmo accontentarci di riprodurre e ripeterci.
Perfino il voto in decimi non ci spaventa se accompagnato da una attenta scala di indicatori che lo riduca a numero d’indice, a traccia per raggiungere e leggere indicatori che definiscano e descrivano.
Formandoci sulla valutazione possiamo anche giocare e ridere. Lo diciamo a chi non c’era perché voleva risparmiarsi una noiosa conferenza o a chi c’era ma è andato via la sera di sabato, quando il sottoscritto e Roberto Ferraris si sono prodotti in una grottesca pièce cabarettistica durante la quale hanno trascinato il pubblico ad esprimersi sulle diatribe più spaventose: è meglio il pandoro o il panettone? Le bionde o le brune? Sposarsi o restare scapoli?
Ma nel corso della serata siamo stati impietosi e non ci siamo limitati a chiedere opinioni per alzata di mano, abbiamo anche fatto costruire rubriche valutative, per esempio sul Benessere di Coppia, inserendo tra gli indicatori, accanto alla comunicazione, alla socialità di coppia ecc, la sessualità.
Resterà celebre il descrittore proposto da uno dei partecipanti: “Pienamente raggiunto se non conosce la parola basta”.
Il significato di quello spettacolo, ma più in generale il senso di tutto il consesso è che la valutazione, per quanto delicata e difficile, accompagna il nostro vivere, condiziona presente e futuro, è componente ineludibile del pensiero stesso.
Per esercitarla nel modo migliore non servono ipocrisie o buonismo, eccessiva severità o voti “politici”, occorre semplicemente programmazione.
Possiamo valutare autenticamente solo se sappiamo già dove vogliamo arrivare, quali gli obiettivi e i traguardi e se siamo stati in grado di spiegarlo preventivamente agli stessi allievi.
Concordare un percorso rende più semplice e trasparente misurare la distanza che ci separa dalla destinazione (o la strada già fatta) mentre riservarsi il diritto di valutare l’operato altrui “a sorpresa” e su parametri “riservati” trasforma la valutazione in frustate o blandizie ovvero il proverbiale bastone e carota; semplice esercizio di potere.
Questa lettura delle griglie di valutazione ci conduce a un’altra considerazione: esse non sono sistematicamente e facilmente esportabili da una classe all’altra, ma meritano la costruzione attenta sul posto, o almeno una rilettura che tenga conto del contesto e della storia in cui la si inserisce.
Se trasferiamo il tema della correttezza valutativa sugli insegnanti stessi, dobbiamo coerentemente affermare che solo la definizione della professionalità docente, la corretta e completa descrizione delle competenze da mettere in atto nel nostro lavoro, permette la costruzione di strumenti di valutazione credibili.
La valorizzazione dei docenti sarà un processo atteso, una funzione utile, un riesame adeguato, tanto più la griglia di valutazione riuscirà a tratteggiare e colorare una professionalità condivisa.
Possiamo solo augurarci che siano gli insegnanti stessi a descriversi e a definirsi, migliorando la possibilità di osservazione e analisi, senza delegare ad altre figure tale compito.
Nel farlo avvieranno l’autovalutazione. Necessariamente.
Tanti preferiranno il più facile ruolo di chi critica, l’aristocratico rifiuto del confronto tra il proprio lavoro e quello dei colleghi, il nobile declinare ogni riconoscimento in cambio della privatizzazione del proprio spazio e della riservatezza del proprio servizio. Sbagliano, perché cercare gli strumenti in grado di spiegarci un fenomeno è il percorso che ha generato la Storia.
Fermarsi alla spiegazione magica degli eventi o negare la ricerca, o alzare barriere ai confini negando scambi coi vicini forse non fa soffrire, ma neanche crescere.

Rino Coppola

P.S. 10 e lode allo stage e ai suoi organizzatori e partecipanti, soprattutto perché il confine tra i due ruoli è stato così esile da non distinguersi.

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