Un convegno online alla scoperta delle buone pratiche didattiche nell’era “DAD”

L’evento 2020 della Casa degli Insegnanti

L’associazione è uno spazio di protagonismo ed esposizione, un posto di domande e tentativi, abitato da insegnanti innamorati del proprio lavoro, convinti che l’opinione del collega o la sua proposta possano migliorare il proprio lavoro.

“…A NOI PIACE AVERE QUALCOSA DA COPIARE!”

Insomma a noi piace avere qualcosa da far copiare, ma siamo curiosi di sollevare i coperchi altrui, nella convinzione che ci sia sempre qualcosa da imparare dal vicino.

Alla fine dell’iniziativa di sabato 14 novembre, in tanti hanno ribadito che lo studente che relaziona tramite la web cam, può e deve avere tra le mani un testo o degli appunti da consultare; abbiamo convenuto che una delle abilità verificabili a distanza è la capacità di parlare a tema e con proprietà di un argomento scelto. Abbiamo stabilito che la comicità e il grottesco della DAD sta nelle interrogazioni tradizionali precedute da accorgimenti del tipo: “Fammi vedere chi c’è lì vicino? Cos’hai in mano? Dove leggi? Guarda qua!”

Insomma siamo riusciti a raccontarci cose interessanti, anche se costretti a parlarci tramite dispositivi; abbiamo trasmesso qualcosa del nostro stile e della nostra sete di buone pratiche anche attraverso le immagini statiche di telecamere fisse su pareti domestiche, su facce provate da settimane di reclusione e solitudine.

Abbiamo ripetuto che il tavolo da gioco della DAD non può avere le regole della lezione frontale; ci siamo convinti che le lezioni sincrone debbano essere eccezioni di breve durata legate ad eventi finali o iniziali di un progetto o alla spiegazione di un laboratorio, ma che raramente incontrarsi per un’ora come classe con l’insegnante che spiega possa essere considerata una buona idea.

Abbiamo convenuto, anche con il confortante parere i due Presidi, che le regole per la DAD dovrebbero essere il meno stringenti possibile, e che le migliori sperimentazioni fino qui ottenute sono figlie di progetti costruiti da studenti e docenti motivati e solidali, il cui ultimo problema è stato il rispetto dei protocolli per il corretto dialogo istituzionale: tutte le app, tutti i social, le email e i numeri telefonici, ogni segnale di fumo è stato utilizzato per sopperire all’assenza di presenza.

L’EMERGENZA HA CAMBIATO L’INSEGNAMENTO. PER SEMPRE?

 L’iniziativa dal titolo “L’emergenza ha cambiato l’insegnamento. Per sempre?” è consistita in alcuni approfondimenti di Presidi e insegnanti corredate da una carrellata di progetti raccontati con video e immagini strappate alle lezioni a distanza.

Abbiamo assistito a conferenze in lingua straniera in cui studenti di nazioni diverse presentavano il proprio punto di vista con proprietà e chiarezza, altri studenti si sono impegnati in giochi di squadra con risposte a quiz, altri hanno realizzato documentari che sfruttavano le immagini di tour virtuali (quelle di Google maps) per raccontare città o monumenti.

Dietro ogni immagine, frase, slide… si poteva intuire un lavoro di preparazione impressionante, fatto sia di incontri sincroni, sia di lavori bilaterali tra studente e docente o in gruppo tra studenti.

Ovvio l’impegno individuale di ognuno, come lo studio solitario dell’attore prima di andare in scena nelle prove. La molla per l’impegno andava dall’amor proprio al coinvolgimento per un progetto comune allo spirito di collaborazione in cui si era immersi. L’occhio dell’insegnante ha potuto riconoscere la ricerca di linguaggi, tecniche, programmi, soluzioni… ovvero l’esistenza di una didattica laboratoriale che scavalca le difficoltà della distanza per ritrovare se stessa e le sue parole d’ordine: complessità, processo, efficacia… In altri termini, abbiamo potuto riconoscere nei progetti illustrati, la capacità di costruire abilità e competenze, anche se il processo d’insegnamento-apprendimento si trovava legato a variabili inedite.

LA DIDATTICA LABORATORIALE SI RICONOSCE ANCHE A DISTANZA

 La didattica laboratoriale è rimasta lei: abbiamo potuto riconoscerla anche se stravolta dalla distanza e dalle mascherine. Abbiamo visto gli insegnanti, diventare registi di esperienze di apprendimento, e assumere il ruolo di facilitatori, preoccupandosi di porre le basi per fare acquisire gli allievi, oltre alle competenze cognitive, anche le new skills che li rendano flessibili, autonomi, motivati e orientati al problem solving.

Ma abbiamo potuto anche riconoscere la didattica ripetitiva, trasmissiva e passivizzante: quella del presentarsi all’appuntamento tutti quanti con quaderno e libro di testo dalle… alle…

Non si tratta di valutare negativamente alcuni approcci, ma di affermare con decisione che non sono utili. Nella peggiore delle ipotesi, se l’insegnante non sa immaginare niente di diverso, si faccia la lezione frontale, ma dimezzando il numero dei partecipanti per facilitare il dialogo e riducendo la durata dell’incontro.

Uno dei messaggi che il Convegno della Casa degli Insegnanti spedisce alle scuole è: non imbrigliate la DAD in regole stringenti.

Ad esempio, leggete con intelligenza l’obbligo delle 15 ore di lezione documentata per ogni allievo nella Primaria.

Si capisce che stabilire un minimo di presenza della scuola nella vita di ogni allievo sia un paletto importante, però appare altrettanto evidente che incontrare l’intero gruppo classe offre all’insegnante la possibilità di assolvere all’obbligo stabilito con un impegno minimo. 

Per alleggerire e mantenere la connessione diventa usuale silenziare i microfoni e sostituire l’immagine con l’avatar, ne deriva una lezione assolutamente passiva, in cui le 15 ore sono distribuite tra una manciata d’insegnanti che si limita a riprodurre a distanza una lezione frontale, senza nessuna possibilità di verifica e controllo di qualità.

I VINCOLI A TUTELA DEGLI STANDARD MINIMI PUNISCONO LA SPERIMENTAZIONE

La supervisione e la verifica dell’efficacia dell’intervento da parte dei Presidi dovrebbe passare attraverso l’esame di prodotti diversi dalla lezione e interrogazione, dovrebbe misurarsi con l’effettiva costruzione di libri digitali, giochi di ruolo, filmati, documentari, power point, lezioni collettive, performance teatrali, audiolibri…

La DAD è uno strumento straordinario, e vuole una didattica straordinaria. 

Il paradosso è che se un’insegnante animato da simili intenzioni propone ai colleghi dell’interclasse un progetto complesso durante il quale gli studenti vanno incontrati a gruppetti, si sente rispondere che così costringerebbe i colleghi a lavorare il triplo. Se chiedesse alle famiglie di spedirgli le registrazioni audiovideo tramite whatsApp commetterebbe una grave infrazione rispetto alla tutela della privacy…

Ne deriva che tradurre l’orario definitivo in uno specchietto per gli appuntamenti on line diventa la cosa da fare, anzi quella che tutti stanno facendo: trasponiamo, con le opportune riduzioni e miniaturizzazioni, la scuola in presenza nella scuola a distanza. Un’aberrazione.

 Abbiamo contribuito alla redazione di verbali d’interclasse in cui i docenti si impegnavano in caso di DAD a garantire 4 ore d’italiano, 3 di matematica, 1 di Storia, 1 di Geo, ½ di musica… concordando infine sul fatto che ognuno è libero di fare come può, e in definitiva “se in classe faccio un’ora di matematica in più e una di scienze in meno, nessuno mi dice niente”. 

Il problema però non è contabile, ma progettuale, non è superficiale ma sostanziale.

Quando il 17 marzo ‘20 il MIUR invitava le scuole ad attivare la DAD ribadiva che il suo scopo principale era: “mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza”. 

“MANTENERE VIVA LA COMUNITÀ DI CLASSE, DI SCUOLA E IL SENSO DI APPARTENENZA” (nota del Ministero)

È evidente che in gioco c’è il senso stesso del servizio scolastico e della professione docente, non la realizzazione di una parte specifica di programma. 

Avere una comunità di classe da difendere, fare leva sul senso di appartenenza, sono azioni prive di senso se non si è lavorato in questa direzione in tempi non sospetti. C’è un filo rosso che unisce la buona DAD con la buona scuola, e infatti troviamo di qua e di là inclusione, laboratori, progettualità, attenzione alle famiglie, buon clima relazionale, innovazione e fantasia.

Il Convegno lascia agli insegnanti interessati al tema, una serie di suggestioni, esempi e idee che il sito della Casa ospita, ma soprattutto l’invito a parlarsi, incontrarsi anche virtualmente, per dare spazio a un tipo di formazione troppo spesso trascurata eppure disponibile in ogni plesso: quella peer to peer tra colleghi, quella fatta di esperienza e capacità d’ascolto, dove la didattica ha il sapore del legno appena tagliato e la relazione è fatta di sorrisi d’incoraggiamento e solidarietà.

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